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EYOC 2019 in Bielorussia, parola a Francesco

Dopo un anno nel quale ho mancato la convocazione agli EYOC, questa volta ce l’ho fatta e a fine giugno ho preso parte al campionato europeo in quel di Grodno (Bielorussia). Sono consapevole di essere migliorato rispetto agli EYOC di due anni fa, in cui come miglior piazzamento ho ottenuto un 50° alla long, e questa volta sono determinato ad arrivare davanti in classifica.

Siamo partiti mercoledì 26 sera alla volta di Varsavia, pianificando di arrivare il giorno dopo a Grodno in tempo per svolgere il model event nel bosco. Ed ecco il primo imprevisto: il pulmino che avrebbe dovuto portarci è arrivato con 1h30′ di ritardo e alla frontiera siamo rimasti fermi per oltre un’ora, cosicché siamo giunti a Grodno troppo tardi per il model event, che ci avrebbe dato qualche dritta per affrontare la long il giorno successivo. Fortunatamente per noi, un assaggio di questi terreni lo abbiamo già avuto nel training camp in Lituania di fine aprile, quindi non eravamo del tutto impreparati.

Sulla linea di partenza mi immaginavo già un bosco per la maggior parte verde e, una volta presa la carta, le mie aspettative sono state rispettate. Però, subito al primo punto ho avuto difficoltà ad entrare in gara finendo lungo sul sentiero vicino al punto con un errore di 1’30”. Purtroppo le cose sono andate di male in peggio, infatti al secondo punto ho sbagliato più di 5’ arrivando fino alla 3  e sono riuscito addirittura a perdere secondi alla 3, dove ero già passato. Dopo un quarto punto senza finalmente nessun errore, è arrivata la prima tratta lunga: ho deciso di seguire il prato fino alla sella per poi seguire avvallamenti e sentieri fino al punto, ma a metà tratta ho pensato che tagliare per il bosco sarebbe stato meglio, ma questo mi è costato un errore in zona punto. Dopo una prima parte rovinosa, la mia prestazione è andata migliorando (ho commesso “solo” un altro grosso errore di 2’ alla 12), ma il risultato sperato era ormai sfumato. La gara mi ha lasciato molto deluso: ho concluso in 51^ posizione a 18’51” dal primo.

La mappa della gara long

La mattina dopo era il giorno della staffetta. Io avrei disputato la seconda frazione, ricevendo il testimone da Marco Orler e dando il cambio ad Alberto Bazan. Orler in prima ha disputato un buon lancio: mi ha fatto partire in 12^ posizione, molto vicino alle squadre davanti a noi. Dopo i primi due punti senza errori, alla 3 una imprecisione mi è costata 30”; a questo punto mi sono ritrovato insieme all’austriaco, ma seguendolo mi sono accorto che aveva un forking diverso, così, quando ho trovato il punto, l’estone e l’inglese mi hanno ripreso. Ho proseguito assieme a loro fino alla 10, commettendo un’ingenuità molto pesante alla 11: ho, infatti, confuso la 11 con la 1, un errore che mi è costato minuti preziosi. Ma le sbavature non sono finite qui, infatti anche dopo il punto spettacolo ho sbagliato: alla 14 sono finito troppo a sinistra. Dopo 40 minuti di gara sono arrivato al cambio in 14^ posizione arrabbiato con me stesso e dispiaciuto per la squadra. Bazan, seppur non con una gara pulita, è riuscito a recuperare ben 3 posizioni, concludendo così in 11^. Con una mia prestazione migliore avremmo indubbiamente conquistato la top 10 senza alcun problema.

La mappa della staffetta

Dopo le due prove disastrose in bosco, avevo molta voglia di chiudere in bellezza questa trasferta con la sprint. Era la prova che nel gruppo della nazionale avevamo preparato di più, con carte vecchie, percorsi ipotetici e street view. Sapevo che la gara sarebbe stata molto veloce, perciò il fattore atletico era fondamentale, in pratica dovevo correre al massimo dall’inizio alla fine. Le scelte di percorso si sono rivelate decisive, anche 20 metri di troppo avrebbero fatto la differenza. Parlando della mia gara, al primo punto ho rischiato subito un errore fatale: stavo, infatti, per imbroccare il vicolo precedente a quello dove era posto il punto, ma, dopo due passi, mi sono accorto che il vicolo che avrei dovuto prendere non era porticato, a differenza di quello in cui mi trovavo. Per fortuna mi sono salvato in tempo. Ho deciso di affrontare la 2 da destra, scelta che si è rivelata vincente in un’analisi posteriore. Al quinto punto ho deciso, senza pensarci troppo, di fare il giro largo per allungare il passo, poi due punti vicini e la 8, in cui la scelta destra-sinistra era fondamentale; io ho fatto la peggiore, ovvero da sinistra, infatti risultano 10” di ritardo dal migliore intertempo. Dopo il punto spettacolo ho cominciato ad accusare la fatica e non ero più molto lucido. La 12 era il classico punto da descrizione (interno o esterno rispetto alla recinzione); per qualche motivo ero sicuro che il punto fosse esterno, ma a metà tratta ho guardato la descrizione accorgendomi che era interno; in questo modo mi sono salvato in corner. La 13 e la 14 prevedevano altre due scelte e io, prendendole entrambe da sinistra, forse non le ho azzeccate. A quel punto c’era solo da correre fino all’arrivo, dove sono giunto con le gambe che non reggevano più ma contento della mia prestazione. Il risultato mi ha lasciato finalmente soddisfatto: 9° a 28” dal primo e a 12” dal podio lungo. Dopo una partenza difficile, all’ultima occasione sono riuscito a riscattarmi in questo che era il mio ultimo EYOC.   

La mappa della sprint

Si ringraziano Lucia Curzio e Stefano Raus per le foto.

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Per Francesco, la consacrazione agli ISF in Estonia

Nella sua pur breve carriera, per quanto ce lo ricordiamo, giovanissimo, con una mappa di orienteering tra le mani già 10 anni fa, Francesco non aveva ancora colto un acuto internazionale. Dopo il titolo sprint M20 dell’anno scorso a Martina Franca e il circuito di Coppa Italia M18 vinto al termine della scorsa stagione agonistica, la scorsa settimana Francesco ha vestito la casacca della nazionale giovanile italiana in occasione dei Campionati Mondiali Studenteschi, disputatisi a Otepää, in Estonia, centrando il suo primo risultato di assoluto rilievo fuori dai confini italiani: ci racconta lui la sua esperienza…

Dopo due anni dall’ultima volta ritorno a disputare i Mondiali studenteschi di orienteering. Se nel 2017 mi sono trovato a gareggiare nella calda Palermo, quest’anno lo scenario è completamente diverso: la città scelta è Otepää, in Estonia, quindi con qualche grado di latitudine in più e qualche grado di temperatura in meno. Se a Palermo ero alla prima esperienza internazionale e non ho raccolto un granché, a Otepää arrivo con un bagaglio più grande e sono pronto a battermi alla pari con gli altri.

a Otepää arrivo con un bagaglio più grande e sono pronto a battermi alla pari con gli altri.

Guardando le squadre nazionali iscritte noto che ne mancano molte tra le più forti, come Svizzera, Norvegia o Ungheria, e ciò mi motiva ancora di più a fare bene. Con questa determinazione mercoledì 1 maggio parto per la prova long, la prima gara della manifestazione. I primi due punti li passo con qualche imprecisione, poi alla prima tratta lunga decido di prendere il sentiero a sinistra, dato che dal model event sapevo che il bosco verde era molto ostico, arrivo al punto perfettamente ed è proprio qui che commetto un errore fatale: leggo il codice 55 sulla lanterna, ma quello che cercavo era il 65, così “pascolo” in zona punto per altri 5 minuti; quando ritorno allo stesso punto di partenza e prendo atto del mio errore, mi sento scoraggiato e capisco di aver buttato una gara per aver letto 5 al posto di 6. Ma non mi arrendo perché so che anche il risultato generale della squadra è importante, così riparto ma perdo già qualche secondo alla 5 e un minuto alla 6 per aver preferito entrare nel bosco piuttosto che fare il giro largo sul sentiero. Passato il punto radio della 7 riprendo la concentrazione che avevo perso e termino con una seconda parte di gara sicuramente migliore della prima. Con il tempo di 50’56” concludo 15° a meno di cinque minuti dal primo (46’08”) e con mio grande dispiacere mi accorgo di come avrei potuto vincere la gara senza quell’errore sciocco al terzo punto. Mi ha risollevato il morale il secondo posto dell’altro atleta azzurro Ilian Angeli, al quale faccio i miei complimenti.

Consapevole del mio potenziale, venerdì 3 maggio, due giorni dopo, sono carico per la prova middle. Il clima è molto rigido per essere maggio (durante le prime ore del mattino è caduto qualche fiocco di neve) ma di solito non risento del freddo, anzi, spesso mi piace. Così sono pronto alla linea di partenza. Non è stato uno dei miei migliori avvii: al primo punto perdo già 30” perché non riesco a trovare un varco nel verde 2 e ritardo l’uscita dal sentiero a nord del punto, ma non mi demoralizzo perché so che Ilian è arrivato secondo con una gara non perfetta. Nella tratta verso il terzo punto recupero lo svedese che mi partiva due minuti davanti; se dal una parte mi sento molto contento, dall’altra devo stare attento a non farmi distrarre da lui e ci riesco, infatti in zona punto noto che lui tende leggermente a sinistra, io presto molta attenzione e trovo il punto prima di lui riuscendolo a staccare subito. Proseguendo con la gara noto che il sesto punto è molto delicato, poiché un piccolo errore di direzione mi avrebbe portato via svariati secondi, perciò lo affronto con molta cautela andandoci di precisione. Alla 8 un episodio tragicomico mi ha fatto perdere altri 20”: attraverso la pista da salto con gli sci, a un certo punto perdo l’appoggio e scivolo fino in fondo! Posso solo immaginare quanto gli altri intorno a me abbiano riso divertiti. Comunque questo mi fa anche perdere svariati metri di dislivello che a questo punto della gara diventano veramente pesanti. Alla 9 forse la scelta da sinistra è migliore della mia da destra, ma comunque la eseguo senza particolari difficoltà. Dopo la 9 vedo la mappa e comprendo che c’è solo da correre per raggiungere il traguardo; la corsa, però, diventa sempre più pesante dopo una middle intera e un finale di long dove ho spinto al massimo e, con grande fatica, finisco la mia prova in 23’16”. Il mio è un primo posto provvisorio che in realtà mi aspettavo visto il mio orario di partenza tra i primi, ma che pensavo non sarebbe durato per molto. Vado a farmi la doccia e quando torno in arena un’ora dopo scopro sorpreso che sono ancora in testa, così inizio a credere di poter rimanere nel podio lungo (i primi 6), ma mi stupisco quando a gara conclusa mi ritrovo 3° a 50” dal primo e 45” dal secondo. Mi presento molto soddisfatto alle premiazioni, ma resto un po’ dispiaciuto per il risultato finale della squadra: se il primo giorno ci trovavamo primi, ora siamo scesi in quarta posizione, quindi non saremo premiati alla cerimonia di chiusura.

I mondiali studenteschi non sono però solo gare, è presente anche la componente del divertimento e della socializzazione con gli atleti di altre nazioni, per questo ci sono vari eventi come la giornata culturale di giovedì trascorsa a Tartu, il party finale e la staffetta dell’amicizia di sabato, molto particolare perché consisteva nel gareggiare insieme ad altri due atleti scelti a caso tra tutte le nazioni partecipanti e nella quale dovevamo scegliere una strategia per dividerci tutti i punti presenti sulla carta. È anche per tutto ciò che questa è stata per me un’esperienza memorabile e che ho avuto la fortuna di fare per ben due volte; stavolta, però, torno a casa soddisfatto con una bella medaglia di bronzo.

Qui trovate risultati, splits, routegadget ed altre foto: http://isforienteering2019.ee/
E questo è l’album su facebook con tutte le foto degli italiani: https://www.facebook.com/stefano.raus/media_set?set=a.2366395736746538&type=3

Si ringraziano Lucia Curzio e Stefano Raus per le foto

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Antonio e Francesco Mariani: orientisti al top in discipline diverse

Evidentemente in casa Mariani il “virus” dell’orientista è stato trasmesso da papà Leonardo: orientista di lungo corso, primo tesseramento nel 1990 con l’A.S. Porta Sole e poi nelle fila dell’ASD Orsa Maggiore fin dal 1996, anno in cui è nato il primogenito Antonio, è senz’altro colui che ha iniziato alla pratica dell’orienteering anche il secondogenito Francesco (classe 2001) e l’ultimo arrivato in famiglia, Filippo (2007).

Un amore per l’orienteering, quello in casa Mariani, che si è declinato in due discipline: se Francesco è ormai un riferimento della squadra Youth/Junior per la Corsa Orientamento, Antonio è da poco entrato nel “gotha” italiano della Mountain Bike Orientamento, dopo aver praticato a lungo la C-O e in seguito anche ciclismo su strada e, attualmente, Mountain Bike.

Lo scorso weekend del 6/7 aprile, i due fratelli sono stati impegnati in due eventi di alto livello: lo Sprint Race Tour a Castiglione dei Pepoli e la Coppa Italia di Valserena per Francesco e un meeting di due gare valide come World Ranking Event per la MB-O in Ungheria per Antonio, selezionato per la squadra nazionale.

E allora lasciamo a loro la parola, per farci descrivere le sensazioni provate in gara, senza dimenticare che anche Filippo ha dato del suo meglio, conseguendo il secondo posto a Castiglione e il quarto a Valserena nella categoria M12.

Francesco: Sabato 6 e domenica 7 aprile si è disputato il secondo fine settimana di gare nazionali, sull’Appennino bolognese. Si è trattato di due gare veramente importanti perché entrambi valevano come selezione per la nazionale giovanile, quindi mi ci sono approcciato con il piglio di chi non vuole sbagliare. Inoltre, due fattori hanno aiutato a caricarmi: la relativa vicinanza da casa e il fatto che di solito mi piacciono molto i boschi appenninici.
La sprint di sabato si è svolta nel borgo di Castiglione dei Pepoli, immerso nelle montagne. Mi aspettava una prova concitata e con molto dislivello. I primi punti sono passati abbastanza velocemente anche se ho commesso alcuni piccoli errori (per la 3 ho sceso le scale per poi dover risalire un’altra rampa subito dopo, mentre per la 4 ho fatto la scelta da sinistra quando, passando da destra, avrei potuto evitare tutte le scalette), in seguito, nella sesta tratta ho rallentato un attimo il ritmo per progettare la tratta lunga successiva senza farmi cogliere impreparato, eseguendola deciso e realizzando il migliore intertempo. Il resto della gara è stato pulito fino alla penultima lanterna, nella quale un inaspettato punto in bosco mi ha fatto perdere circa 10”. Sono giunto al traguardo consapevole di aver fatto una buona ma non eccellente prestazione, tant’è vero che mi sono stupito quando ho scoperto di aver vinto la categoria M18 con ben 45” di distacco sul secondo su un totale di 13’02”; molti punti-trabocchetto hanno, infatti, confuso i miei avversari. Alla luce di questo posso dire che questa vittoria mi ha dato molta soddisfazione.
Passiamo ora alla middle di domenica: la seconda prova di Coppa Italia si è svolta nel bosco che circonda lo Chalet Valserena, luogo del ritrovo. Avendo studiato la carta vecchia, sapevo che anche quel giorno mi aspettava molto dislivello, d’altra parte si trattava di un meraviglioso bosco bianco in cui la visibilità era ottima. Con queste idee in testa sono partito. Subito ho acquisito confidenza con il bosco e ciò mi ha permesso di non sbagliare nulla fino alla 10, poi, forse colto da un momento di deconcentrazione, ho perso 10” alla 11 e alla 12 e 20” alla 14, ma non mi sono abbattuto, conscio del fatto che fino ad allora la mia prova era stata ottima, quindi mi sono rimesso in carreggiata più deciso che mai e ho concluso pienamente soddisfatto la gara in prima posizione nella categoria M18. Posso ammettere che probabilmente questa è stata la migliore prestazione in bosco della mia carriera finora.
In prospettiva futura ritorno, dunque, molto contento da questa due giorni. Con la consapevolezza delle mie possibilità, spero di continuare ancora su questo trend e di migliorarmi sempre di più per i prossimi appuntamenti.

Per seguire la gara e le scelte di percorso di Francesco, ecco i link al portale “Livelox”:
Sprint Race Tour Castiglione dei Pepoli
Coppa Italia middle Valserena

Antonio: La mia prima esperienza con la nazionale di MTB Orienteering prevedeva 2 gare WRE in Ungheria, precisamente a Balatonszòlòs a pochi chilometri da Veszprem. Dopo 2 anni in cui sono tornato a fare orienteering e sinceramente poche gare di MTB-O con le quali migliorarmi, finalmente è arrivata questa convocazione. Inseguito al lungo viaggio del venerdì, il sabato nel primo pomeriggio, era in programma la middle. Dopo un lungo riscaldamento, come mio solito, ero pronto a partire e a confrontarmi con gli avversari. Sapevo di non dover rischiare troppo, sia perché non conoscevo la carta e il terreno di gara, sia per il fatto di dover adeguare la velocità alla corretta esecuzione tecnica. Diciamo che ancora la testa non gira come le gambe. Fortunatamente dopo pochi minuti riesco a trovare il giusto feeling con la mappa, sinceramente la zona mi piace e il fango causato dalla pioggia del giorno precedente non dà troppo fastidio. Riesco a far segnare ottimi intertempi e le mie scelte di percorso sono quasi sempre buone. Alla lanterna 7 rischio molto, perché la zona è da capire bene e interpretare. Con un preciso taglio nel semiaperto riesco ad uscire da una situazione complicata. In seguito decido di aumentare il ritmo, un tratto scorrevole mi aiuta, ma 2 scelte di percorso sbagliate alla 10 e alla 11 mi fanno perdere del tempo, tuttavia il finale di gara è fluido e corretto. La classifica mi vede al 5° posto nella gara vinta da Fabiano Bettega, con circa 4’ in meno rispetto a me. Sono abbastanza soddisfatto di questo risultato anche un po’ inatteso, complici gli errori di altri avversari molto quotati. Con il senno di poi il podio poteva essere alla mia portata oggi.
Dopo aver in gran parte recuperato gli sforzi della middle e festeggiato il risultato del team, la domenica era il giorno della long. Questa distanza è la mia preferita e sono predisposto a gare di questa lunghezza dato che spesso partecipo alle Gran Fondo in MTB. Purtroppo però fatico sempre a mantenere la concentrazione dopo l’ora e mezza di gara. Inoltre la long è una distanza delicata perché, pur non presentando grandissime difficoltà tecniche, le scelte di percorso azzeccate si rivelano decisive. Parto effettuando scelte di percorso fin troppo sicure, accumulando subito un piccolo margine di distacco dai migliori. Spingo forte sui pedali ma tecnicamente la mia prestazione è altalenante, al 7° punto di controllo sono in 6° posizione parziale dopo averne recuperate altrettante nella salita tra i punti 6 e 7. Mi stabilizzo in 8° posizione durante la parte centrale della competizione, non male direi visto l’andamento della gara. Sfortunatamente il piccolo blackout arriva puntuale alla distanza e perdo circa 4’ tra 15° e 16° punto, scivolando in 11° posizione. In ogni caso riesco a non andare alla deriva e a salvare il salvabile.
Analizzando la prestazione mi rendo conto che in questo tipo di gare la corretta esecuzione della scelta di percorso abbinata a un’ottima velocità di spostamento, può fare la differenza. Per me questo è solo l’inizio e nel resto della stagione agonistica riuscirò a fare la giusta esperienza trovando la continuità in vista degli appuntamenti futuri.

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Mantova: primo weekend nazionale del 2019

Dopo aver chiuso alla grande la scorsa stagione, con il titolo nazionale sprint M20, l’argento dolce-amaro ai campionati long in M18 e la vittoria di entrambi i circuiti nazionali di Coppa Italia e Sprint Race Tour, per Francesco inizia un 2019 stimolante e impegnativo, che lo vede già subito nel gruppo dei giovani di interesse nazionale, con la presenza fissa nei raduni delle squadre nazionali e la convocazione già ottenuta per gli ISF in Estonia a inizio maggio.

Quello del 23/24 marzo scorso a Mantova era il primo weekend del calendario nazionale, entrambe valide per il circuito Sprint Race Tour e, quella di domenica nel centro storico della città natale di Virgilio, anche per la Coppa Italia. Leggiamo proprio dalle parole di Francesco come ha vissuto questo primo impegno e confronto nella sua categoria M18.

Dopo un lungo inverno, sabato e domenica scorsi sono tornate le gare nazionali a Mantova ed io ammetto di essere stato in trepidante attesa per il nuovo inizio di stagione; una stagione nella quale punto, come negli ultimi anni, ad una convocazione con la maglia della nazionale giovanile e dove sicuramente darò il massimo per non deludere le mie aspettative.

Questa stagione è decollata subito in velocità, infatti le due prove che ci si presentavano erano entrambe del circuito Sprint Race Tour, delle quali la seconda valevole anche per la Coppa Italia. Sabato la gara si è svolta nella periferia della città, nel Bosco Virgiliano; io ero molto perplesso sul fatto che si potesse svolgere una gara molto tecnica in quel parco e inoltre nel pre-partenza, studiando un po’ la carta, ho pensato tra me e me che sarebbe stata da correre dall’inizio alla fine. In effetti le mie considerazioni non sono state smentite: la gara era tirata quanto una corsa campestre e c’erano solamente due tratte con più di una scelta; il tracciatore, dal canto suo, non ha potuto far altro che piazzare molti punti ravvicinati per complicare i tracciati e creare un po’ di confusione con continui cambi di direzione. Passando al resoconto della mia gara, non è stata una delle migliori: subito al primo punto ho sbagliato fiondandomi su una lanterna posta 50 metri più a sinistra della mia, qualche attimo l’ho poi perso per rilocalizzarmi ed ecco che 15” se ne sono andati, invece l’altro grosso errore (o sfortuna) mi è capitato al sesto punto, dove, in una delle poche scelte, ho optato per la scelta più a ovest, che prevedeva anche di salire una scarpata per raggiungere la strada, ed è proprio qui che, dopo aver scalato il pendio, mi sono accorto di non avere più la cartina in mano; sconsolato, mi accorgo che l’avevo “dimenticata” di sotto e torno a prenderla, perdendo altri 20”. Nei punti successivi non ho sbagliato praticamente nulla ma mi è sembrato di non riuscire a correre veloce. Alla fine ho agguantato in extremis un terzo posto a 50” dal primo. Sono uscito insoddisfatto dalla prima giornata, ma è stato un valido allenamento per il giorno seguente.

Domenica il ritrovo era sulla sponda opposta del Mincio rispetto al centro storico di Mantova, che da lì si poteva ammirare in tutta la sua bellezza. La gara, svoltasi proprio nel centro storico, era anche gara di selezione per gli EYOC (Europei giovanili) di quest’anno e ciò ha rappresentato uno stimolo in più per non fallire. La mia tattica, forse un po’ rischiosa, era quella di partire forte per poi stringere i denti nella parte finale in un’altra gara che si è rivelata priva di grosse insidie tecniche. Effettivamente, come si evince dagli intertempi pubblicati dopo la gara, al settimo punto conducevo la gara con 17” di vantaggio sul secondo, ma purtroppo alla otto la scelta di sinistra si è rivelata fallace, poiché, contando i bivi sulla mia destra, me ne è sfuggito uno e sono andato lungo. In questo modo ho perso 20” e anche la possibilità di vittoria. Ho concluso secondo a soli 6” dal vincitore con grosso rammarico.

In fin dei conti questa trasferta non è andata malissimo, dato che sono riuscito a conquistare due podi, ma mi aspetto di più dalle prossime gare in programma, primo fra tutti il weekend bolognese del 6-7 aprile.

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3 giorni in Puglia: una trasferta d’oro!

Foto da pagina Facebook OrienteeringinPuglia

Erano ben 18 anni che un atleta dell’ASD Orsa Maggiore non vinceva un titolo italiano di categoria. Fu un Francesco (Avvisati) a vincere l’ultimo ad Abbadia San Salvatore nel 2000 (in H18 nella lunga distanza, che oggi sarebbe un’ultra long), è di nuovo un Francesco (Mariani) a conquistare l’oro nella sprint di Martina Franca in M20. Il salto nella categoria maggiore non è sembrato essere un problema per il nostro giovane campione, che in questa stagione è veramente “sbocciato” e ha finalmente ottenuto, dopo diverse vittorie nelle prove di Coppa Italia e Sprint Race Tour, un successo (quasi due) in una gara che assegna il titolo di Campione Italiano (che nella categoria non agonistica M12, aveva già vinto due volte).

Ma lasciamo la parola a lui, per descrivere le emozioni dell’ultima trasferta nazionale…

Torno da un weekend di gare in Puglia che mi ha lasciato veramente tante soddisfazioni, ma anche qualche piccolo (grande) rammarico.

Partiamo con ordine. Sono sceso in Sud Italia già il lunedì della settimana dei campionati italiani, subito dopo il Trofeo delle Regioni (nel quale ho ottenuto un secondo posto individuale), per svolgere un training camp di 4 giorni in ottima compagnia, organizzato da Emiliano Corona. Le carte molto tecniche e diverse da quelle che siamo abituati ad affrontare usualmente mi hanno aiutato a proiettarmi con la testa ai campionati italiani.

Il giorno precedente al campionato italiano sprint ho partecipato a una gara regionale sprint a Crispiano, che ho sfruttato come test per il giorno dopo. Le gambe giravano bene e in generale le sensazioni erano buone, anche se devo recriminare su un errore di distrazione nel finale; ciononostante ho concluso in seconda posizione nella categoria Elite. Ero pronto per il grande giorno.

Ed eccoci arrivati a Martina Franca, sede del campionato italiano sprint. La gara si sarebbe svolta nelle ore centrali della giornata, che in Puglia e d’estate si traducono in temperature alte; ma io non ero intimorito da questo, poiché mi ero allenato costantemente per tutto il mese di agosto e in più avevo studiato dettagliatamente la carta di gara nei giorni precedenti. Sapevo già quanto sarebbe stato intricato questo centro storico, infatti, dopo un breve tratto per arrivare al punto K, mi sono trovato immediatamente immerso in un coacervo di viuzze irregolari, bivi e piazzette. Era importante essere già molto concentrati prima della partenza dato che per la maggior parte della gara ho dovuto tenere la testa attaccata alla cartina per sapere sempre il punto nel quale mi trovavo: un attimo di distrazione sarebbe bastato per mettermi fuori dai giochi. Non sono convinto al 100% di tutte le mie scelte, ma sono soddisfatto della determinazione con la quale ho affrontato ognuna di esse e sono anche contento di essere riuscito ad anticiparne alcune, permettendomi di non perdere il ritmo di gara. Tutto questo, con mia grande felicità, mi ha portato alla conquista del mio primo titolo italiano da agonista nella categoria M20.

Una gara completamente diversa si preannunciava, invece, il giorno seguente: al Parco delle Querce di Crispiano si sarebbe assegnato il titolo italiano nella specialità long. Dopo l’exploit nella gara sprint, mi sentivo pronto per bissare il successo, anche se sapevo che sarebbe stato molto difficile. Mi aspettavano 8,6km in linea d’aria con 185m di dislivello in mezzo agli arbusti della macchia mediterranea da tirare al limite. Sono partito bene i primi 3 punti, al quarto ho commesso un errore di un minuto, tuttavia sono riuscito a riprendere un temibile avversario, Alberto Bazan, che mi partiva 2 minuti davanti, ricevendo un’iniezione di fiducia che mi serviva proprio dopo l’errore. Al quinto punto, però, invece che concentrarmi su di esso, ho preferito portare l’attenzione sulla tratta lunga che mi sarebbe aspettata subito dopo e farmi semplicemente traghettare dal rivale, perdendo così 2 minuti in zona punto. I punti seguenti li abbiamo affrontati molto determinati in “trenino” fino alla decima lanterna, dove sono riuscito a staccare il mio compagno di avventure e mi sono diretto da solo verso l’arrivo. Tutto è proseguito liscio fino al punto 14, il penultimo, dove in seguito ho scoperto di essere primo con 3 minuti di vantaggio. È proprio qui che è avvenuto il misfatto: la tratta verso la 100 prevedeva una scelta facile passando per sentieri e prati e due più difficili in mezzo alla macchia, ma più corte; io, non sapendo la mia posizione virtuale in classifica, mi sono preso un grosso rischio e ho cercato di tagliare, ma, probabilmente per l’affaticamento, ho sbagliato direzione, perdendo la leadership per soli 35 secondi nei confronti del veneto Mattia Scopel, al quale faccio i miei più sinceri complimenti per la vittoria.

Si è chiusa così, con un appagante oro e un agrodolce argento, questa mia trasferta in Puglia, di sicuro una delle migliori. Ed ora aspetto una nuova convocazione con la maglia della nazionale in Svizzera per i JEC di inizio ottobre…