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Raduno giovanile in Val Rendena, parola a Francesco

Ha mancato per un soffio (anzi, per un secondo) la convocazione ai Campionati Europei Giovanili in Bulgaria, ma non si è scoraggiato ed ha sfruttato un’occasione unica per crescere tecnicamente e vivere lo sport dei boschi in scenari veramente unici: ecco come il nostro Francesco Mariani ha vissuto l’esperienza del raduno giovanile in Val Rendena, organizzato durante la 5 giorni d’Italia disputatasi la scorsa settimana.

A fine giugno sono stato protagonista di un evento internazionale, la 5 Giorni d’Italia tenutasi a Madonna di Campiglio nello scenario trentino della Val Rendena. Non era l’evento internazionale a cui puntavo, dato che nello stesso periodo speravo di ottenere un posto per gli EYOC in Bulgaria, però, quanto ai paesaggi spettacolari e al clima festoso, è stato impareggiabile. Già, perché la presenza di più di 1700 orientisti si faceva sentire e contribuiva a rendere l’atmosfera sempre più vivace.

Io sono stato convocato tra i rappresentanti del Progetto Regioni, diretto dal tecnico Emiliano Corona, e devo dire che l’esperimento di aver radunato insieme 24 ragazzi provenienti da diverse zone d’Italia ha funzionato; infatti mi sono trovato in buona sintonia con loro e ho sfruttato l’occasione per fare nuove amicizie e conoscere altri ragazzi con la mia stessa passione per l’orienteering. Poi, con il supporto di Corona e altri due tecnici, cioè Alvise Rumor e Dario Bertolini (perugino come me), siamo riusciti a organizzare analisi tecniche approfondite sulle gare affrontate e i nostri errori commessi con in più qualche approfondimento teorico sulla preparazione fisica.

Per quanto riguarda i risultati delle gare, miravo a qualcosa di più: troppi errori hanno compromesso l’esito finale. Analizzando tappa per tappa, la prima si svolge nel centro abitato di Madonna di Campiglio; devo ammettere che non ho commesso nessun errore rilevante, tuttavia un mal di pancia fastidioso che mi ha accompagnato per tutta la prova mi relega in 5^ posizione e, guardando il distacco minimo dal primo (28”), me ne vado con un po’ di rammarico.

I successivi 3 giorni boschivi (o quasi) si svolgono nelle cornici di Area Grosté (seconda e terza tappa) e Passo Campo Carlo Magno (quarta tappa), leggermente più a valle. Le carte sono completamente nuove e presentano molte insidie. La seconda tappa è stata la peggiore per me: pronti, via e mi ritrovo già lanciato in una zona di terreno aperto dettagliatissima; seppur con qualche incertezza, ne esco. Attraversata la funivia, entro nella seconda parte: il terreno è più lineare ed è presente qualche albero in più, all’apparenza sembra più facile, ma è proprio qui che perdo 5’ in un solo punto per un calo di concentrazione. Arrivo al traguardo 13° a 10’ dal primo, la voglia di rivalsa è tanta.

Il giorno dopo si gareggia in una parte di carta contigua alla precedente, dalla conformazione simile. Parto bene, la gara scorre fluida, infatti a un certo punto mi trovo in seconda posizione parziale, ma ecco che un errore in zona punto mi costa ben 4’; amareggiato continuo con altre incertezze e mi ritrovo in 11^ posizione accumulando 5’ di ritardo dal primo.

La quarta tappa si svolge finalmente in un classico bosco alpino, quindi con alta visibilità, percorribilità discreta e tanta costa. La prova non è stata pulita ma almeno non ho commesso gravi errori come nei giorni precedenti, quindi arriva un 7° posto a 4’ dal primo.

Lasciata la natura selvaggia, si torna in paese per la quinta ed ultima tappa tra Carisolo e Pinzolo. In programma c’è una “spriddle” di 5 km fatta per testare le ultime energie residue dopo gli sforzi compiuti anche oltre i 2000m s.l.m. Si parte a Carisolo, ma il tracciatore ci manda subito nel castagneto vicino, dove lascio 40”, per poi proseguire con infinite tratte di trasferimento di corsa pura verso l’abitato di Pinzolo, finendo con una parte più tecnica tra le vie del paesotto. Termino così esausto la 5 Giorni, bissando il 5° posto del primo giorno e con una classifica generale che mi vede in 8^ posizione. Pur figurando come primo tra gli italiani, scorgo molte bandiere svedesi davanti a me. Ciò non mi sconforta ma, al contrario, mi dà la consapevolezza di poter migliorare ancora.

In generale posso affermare di essermi divertito in questo raduno e di aver trovato luoghi che, oltre alla loro bellezza naturale, mi hanno offerto una grande possibilità di affinare la tecnica per gli impegni futuri.